il far west della didattica digitale e i suoi sceriffi
di Gian Luigi Deiana
Pochi giorni di chiusura delle scuole per ragioni di assoluta emergenza sono bastati per scatenare su questa grande e indifesa prateria sociale la campagna di conquista digitale del territorio.
La conduzione di questa gigantesca operazione si avvale, come nella progettazione di estrazioni minerarie, ferrovie e bordelli del leggendario west, di un grande dispiegamento di capitali d’assalto, programmatori, esperti, trafficanti, e soprattutto sceriffi: si vuole che la scuola cada integralmente e letteralmente nella rete, la “rete”.
“Gli avvoltoi hanno fame” è il titolo di un film di Clint Eastwood inteso a costruire un vero e proprio “idealtipo” del carattere insieme utopico e disumano, generoso e avido di quello che appariva allora come il mondo nuovo delle grandi pianure.
Ma qui non si tratta di un territorio fisico, si tratta del territorio mentale e del farsi della coscienza individuale e collettiva.
E’ nella natura delle cose umane che un territorio fisico sia colonizzato, in quanto ciò almeno in linea di principio comporta il controllo sociale dei mezzi adottati e una dialettica sociale dei “limiti”: la miniera, la ferrovia, il bordello, ecc., ma la colonizzazione del territorio mentale, cioè dei processi educativi e della coscienza comune, non è una grande pianura stesa ai piedi di una panoramica vista da un cavallo: è invece una contraddizione in termini in quanto se una mente viene colonizzata cessa di essere una mente.
La colonizzazione diventa comunque possibile sempre allorquando il “mezzo” diventa esso stesso il “messaggio”, come intuì ormai mezzo secolo fa il primo grande filosofo della comunicazione di massa, tale Marshall Mc Luhan.
Oggi infatti la “rete” detiene manifestamente questo straordinario potere, essere un mezzo, il mezzo onnipotente, che si impone come messaggio essa stessa in forza della propria pretesa di esclusività.
E’ indubbio che la scuola deve potersi giovare della rete in quanto mezzo, ma non può in alcun modo cedere alla pervasività della rete la potestà sul messaggio.
La concorrenza tra i vecchi attori conosciuti, gli insegnanti, ed i nuovi apparati programmati, le piattaforme, è certamente una concorrenza impari, ma la contesa è decisiva su risultato umano del processo.
La più abominevole contraffazione oggi avanzata da chi punta le fiches su questo gioco di conquista, monopolisti xica, allucinati ministri dell’istruzione e sottosegretari d’assalto, professionisti esaltati primi im carriera ecc., consiste che nel mentre che si denuncia la vecchiezza e la noiosità della cosiddetta “lezione frontale” tenuta da un docente davanti a venti allievi, si esalta per contrasto la procace eterna giovinezza della “lezione virtuale” impartita da un centro e fruibile sul proprio schermo.
C’è del vero in questo, a patto che la costruzione del messaggio e la selezione degli elementi molecolari che lo compongono sia concepita come ausiliaria, sia effettuata nei limiti di questa ausiliarietà, sia rinunciabile e soprattutto sia conformata alla funzionalità piuttosto che alla formalizzazione.
La combinazione fra l’incapacità di autolimitazione, connaturata al mezzo informatico, e la tetragona risoluzione dirigenziale, connaturata alla gerarchia scolastica, verrebbe ad istituire un vero e proprio incesto ideologico e pratico a fondamento della scuola.
Troviamo improvvisamente in campo, infatti, in questi giorni di forzata emegenza, lo scatenamento di una corsa avventata e soprattutto illegittima a “marcare il territorio”.
Una corsa che vede protagonisti numerosissimi Dirigenti Scolastici in veste da sceriffi della leggendaria e cieca febbre dell’oro, con mandante il Ministero dell’Istruzione e le varie Agenzie di “profit” da esso partorite o ad esso collegate.
Questo processo è di lungo corso ed il mondo della scuola, in nome dell’intera società, non può e non deve accettare in alcun modo fatti compiuti.
Il compito degli sceriffi dovrebbe essere proprio l’opposto della crociata sul cui vangelo vuole marciare la più sconfinata colonizzazione di quest’epoca storica: marcare con appositi collari gli avvoltoi, recintare la loro funzione ecologica in apposite riserve, oppure sparare loro addosso con assoluta precisione: